
Ecco il documento sottoscritto da 21 docenti della Scuola Corazza ed inviato alle famiglie:
parma-comunica-stampa-parma.blogautore.repubblica.it/2013/05/06/docenti-della-corazza-contro-le-prove-invalsi/
LE PROVE INVALSI E LA SCUOLA DEI QUIZ NON SONO LA NOSTRA SCUOLA
Il 7 ed il 10 maggio saremo costretti a somministrare le prove Invalsi alle classi seconde e quinte (e chi non ha intenzione di farlo è stato minacciato di sanzioni disciplinari).
Come docenti, vogliamo spiegare alcune delle ragioni che ci fanno dire che queste Prove non hanno nessuna utilità e sono una palese contraddizione della scuola che intendiamo realizzare. La cultura del quiz (utile perché facile da correggere), è sempre più introdotta nella scuola, dalle elementari, alle medie, agli esami di stato, agli esami di accesso all’università.
Questo fatto rischia di snaturare completamente la cultura didattica e pedagogica, introducendo obiettivi e metodi finalizzati al successo nelle prove di verifica, invece che all’acquisizione di una formazione critica, globale ed equilibrata.
A COSA SERVONO LE PROVE INVALSI?
Le prove di Italiano e di matematica, standardizzate ed uguali per tutte le classi Italiane, a cosa servono? A verificare il livello di competenza degli alunni di tutte le classi? A verificare il processo di insegnamento e la qualità della scuola? A verificare la preparazione dei docenti?
Come al solito, la chiarezza non c’è, né da parte del Ministero, né nella pratica diffusa.
Si introducono le Prove Invalsi come parte del processo di valutazione e di premialità delle scuole, nei processi di auto-valutazione di istituto, nella valutazione per gli Esami di Stato….
Di tutto e di più….l’unica cosa importante è farle e farle tutti, guai a chi obietta.
Le prove Invalsi: un’allegoria
E' stato diffuso in rete il documento sottoscritto da numerosi Dirigenti Scolastici della Provincia di Verona, dal titolo: "Un orizzonte condiviso", indirizzato al Ministero e a tutte le istituzioni scolastiche.

Pubblicato da comitatonogelmini su 5 maggio 2013
Di seguito trovate i collegamenti ai video caricati su Youtube che riportano la registrazione di tutti gli interventi tenuti al Convegno Nazionale “Quale valutazione per quale scuola?” svoltosi il 22 aprile 2013 a Ferrara.
Visionate e diffondete, per aumentare la consapevolezza!
Un abbraccio ed un ringraziamento a tutt@!
Girolamo De Michele (La scuola è di tutti) – Meritocrazia e valutazione: una scuola per la società del controllo? ==>>clicca qui
Mauro Presini (CIP Ferrara) e Maria Maletta (La scuola è di tutti) – Valutazione e handicap ==>>clicca qui e qui
Stefania Romani – La valutazione degli apprendimenti nella secondaria di primo grado ==>>clicca qui
Gianluca Gabrielli (COBAS Bologna) – La valutazione degli apprendimenti nella scuola primaria==>>clicca qui
Antonio Ferrucci (USB) e Beatrice Trentini (FLC) – Il Regolamento del sistema nazionale di valutazione delle scuole pubbliche ==>>clicca qui e qui
Carlo Salmaso (CESP Padova) – La valutazione degli apprendimenti in matematica==>>clicca qui
Irina Aguiari – Unione degli Studenti – Dalla parte degli studenti: quale valutazione? ==>>clicca qui

Pubblicato da comitatonogelmini su 3 aprile 2013
A chi è disposto a battersi per la scuola pubblica.
A chi ritiene che le politiche di tagli alla scuola pubblica e il finanziamento a quella privata tradiscano l’articolo 33 della Costituzione nel suo spirito autentico, là dove stabilisce che: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
A chi ritiene che solo una scuola aperta a tutti, laica, gratuita, inclusiva, moderna e di qualità possa impegnarsi a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Art. 3).
A chi pensa che fra i banchi della scuola pubblica si gettino le basi per una cittadinanza consapevole e per il futuro del nostro paese.
Il 26 maggio a Bologna si terrà un referendum consultivo sul finanziamento comunale alle scuole paritarie private, grazie alla raccolta di tredicimila firme di cittadini e cittadine che hanno chiesto di potersi esprimere su questo tema.
La cittadinanza dovrà dare un voto di indirizzo per l’amministrazione su cosa sia meglio per garantire il diritto all’istruzione dei bambini e delle bambine: continuare a erogare un milione di euro annui alle scuole paritarie private, come avviene ora, oppure utilizzare quelle risorse per le scuole comunali e statali.
La portata di questo referendum va ben oltre i confini comunali. E’ l’occasione per dare un segnale forte contro i continui tagli alla scuola pubblica e l’aumento dei fondi alle scuole paritarie private.
In Italia c’è urgente bisogno di rifinanziare e riqualificare la scuola pubblica, quella che non fa distinzioni di censo, di religione, di provenienza. Quella dove le giovani cittadine e i giovani cittadini italiani ed europei imparano la convivenza nella diversità.
Da Bologna può ripartire un movimento di cittadini che impegni le amministrazioni locali e il prossimo governo a restituire alla scuola pubblica la dignità e la qualità che le spettano.
L’alternativa è una lenta rovina fino alla fine della scuola pubblica per come l’abbiamo conosciuta.
IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO FERMARE L’OFFENSIVA CONTRO LA SCUOLA PUBBLICA.
IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO DARE L’ESEMPIO A TANTI ALTRI E INSIEME INIZIARE A IMMAGINARE UN AVVENIRE DIVERSO PER NOI, PER I NOSTRI FIGLI E LE NOSTRE FIGLIE.
Primi firmatari:

Pubblicato da vivalascuola su marzo 18, 2013
Il ministro Francesco Profumo aveva dichiarato un anno fa: “Questo non sarà un anno di tagli per la scuola. Il Paese ha capito che il vero investimento per il suo futuro è proprio nella scuola“. Invece ecco che arrivano, tra gli altri, i tagli della Legge di Stabilità; il prolungamento del blocco dei contratti al biennio 2013-2014 e del blocco degli scatti per il 2013, il congelamento della indennità di vacanza contrattuale; l’accordo sottoscritto da Cisl, Uil, Snals, Gilda (contraria la Cgil), che ha portato alla decurtazione del MOF. Di quest’ultimo si parla in questa puntata di vivalascuola. Marina Boscaino ripercorre la storia del fondo d’istituto e dell’autonomia scolastica; Mario Piemontese ci illustra nel dettaglio i tagli operati; Giovanna Lo Presti commenta che “la tanto lodata autonomia scolastica era una bufala“; Rosella Massaglia, Gianluca Santangelo e Giordano Mancastroppa ci comunicano come si vivono nelle scuole i nuovi tagli.
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Non vi voteremo se....
Riteniamo che l’idea di porre domande stringenti a coloro che si candidano a governare il Paese sia una pratica decisamente opportuna, soprattutto in tempi di campagna elettorale. Permetterà a tutti di capire meglio e di decidere consapevolmente.
Abbiamo così pensato di interrogare la Politica anche attraverso il web, rendendo disponibile a tutto il Paese la possibilità di aderire ad un Appello che pretende da Essa risposte convincenti e fondate.
Una “provocazione” potrebbe dire qualcuno, che ha però un unico semplicissimo obiettivo, costringere la campagna elettorale oggi e il Parlamento domani ad occuparsi di ciò che ci sta più a cuore, l’Istruzione Pubblica Statale: chi fra i tanti candidati si impegnerà a garantire la qualità, la dignità la libertà che la Costituzione le assegna?
L'idea è nata in rete e in rete sono state raccolte e definite le 10 domande che trovate sulla Home.
Nel menù del sito alla voce “chi siamo” abbiamo risposto così: “siamo l’arcipelago scuola e, proprio per questo, l'appello non vuole avere promotori né alcuna forma di primogenitura”.
L’appello è di chiunque decida di condividerlo e sottoscriverlo.
E’ di chiunque decida di adottarlo per diffonderlo ovunque (tramite i propri indirizzari, il proprio profilo FB, nel luogo di lavoro, presso i suoi amici, ecc.)
Più adesioni riusciremo assieme a raccogliere, più forte sarà l'attenzione nei riguardi della scuola.
indicheremo via via gli indirizzi dei siti e dei social network che pubblicheranno l’appello, al momento già ospitato e “linkabile” su:
http://www.urlodellascuola.it/

Pubblicato da comitatonogelmini su 7 gennaio 2013

Il Nuovo Comitato Art.33 rende noto che da due giorni ha promosso e iniziato a raccogliere adesioni attorno all’appello nazionale “Election Day: costruire democrazia nelle partecipazione”.
Oggi, nel giorno scelto dal Sindaco di Bologna Virginio Merola per dichiarare sull’indizione del referendum consultivo sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie private, personalità del mondo della cultura dell’arte e degli studi si appellano al buon senso e alla ragionevolezza di chi è chiamato a decidere affinché la consultazione referendaria sia accorpata alle elezioni politiche anticipate del 24 e 25 febbraio.
Per favorire la partecipazione dei cittadini, per risparmiare risorse, per “costruire democrazia nella partecipazione”.
Gentile Signor Sindaco
Ci rivolgiamo a Lei quale primo cittadino, eletto da una città che dal giorno della sua Liberazione è divenuta esempio nel mondo per la sua capacità di costruire democrazia nella partecipazione, innovazione amministrativa e buon governo.
La città di Dozza, Zanardi e Dossetti, la città che aveva dato asili e scuole d’infanzia ad ogni bambino nato e vissuto fra le sue mura. La città che aveva inventato e diffuso nel paese il tempo pieno. La città di chi aveva capito prima di altri che solo una scuola pubblica di qualità e aperta a tutti può assumersi credibilmente “il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”
Oggi, come in passato, culture di governo straordinariamente miopi usano la scuola pubblica per fare semplicemente “cassa”.
Oggi a Bologna, per la prima volta, trecento bambini che chiedevano di iscriversi alla scuola d’infanzia sono rimasti senza scuola pubblica.
Oggi, paradossalmente, il Comune di Bologna continua ad erogare ogni anno più di un milione di euro a favore delle scuole d’infanzia paritarie private, risorse pubbliche che vanno ad aggiungersi a quelle di fonte statale e regionale.
Il 5 dicembre, 13.000 cittadine e cittadini bolognesi hanno consegnato le loro firme alla Segreteria Generale al fine di convocare un referendum comunale consultivo.
Di fatto un referendum di indirizzo: in quale direzione muoversi e quali priorità per l’Amministrazione della città riguardo al futuro della scuole d’infanzia? La parola ai cittadini, il responso nelle urne referendarie: cosa meglio di questo per decidere se continuare così o tracciare nuove rotte?
Il 24 e 25 febbraio 2013 si terranno elezioni politiche nazionali anticipate. In tutto il mondo si coglie l’opportunità di ascoltare i propri cittadini, su temi specifici, associando referendum locali a elezioni politiche. A Milano come a New York, a Oslo come a Ginevra. Un modo intelligente e onesto per comprendere, risparmiando risorse e garantendo la massima partecipazione democratica, gli orientamenti di chi è governato.
Ecco, questo chiediamo al Sindaco di Bologna, di esercitare il suo dovere di indizione e di accorpare la consultazione referendaria alle elezioni politiche in modo da favorire la massima partecipazione dei propri cittadini: il responso non potrà che essere d’aiuto nell’indirizzare e orientare le scelte che l’Amministrazione comunale sarà chiamata a prendere nel tempo che verrà.
Niente di più ma, sarebbe bello, anche niente di meno.
Facendo un pò di memoria, mi è tornato in mano un volantino del PD del 2010, in cui si affermavano alcune cose sulla scuola pubblica:



Il mio amico Salvatore mi ha fatto un grande regalo per augurarmi un felice 2013: un bel documentario sulle idee di un maestro, un insegnante, un docente, che per molti come me è stato una luce che dapprima ha rischiarato e poi impetuosamente illuminato il sentiero della mia professione che è anche un sentiero di vita.
La grandezza umile di questo uomo e la forza del suo messaggio rimangono immutate nel passare degli anni e nel cambiare delle condizioni sociali e culturali intorno a noi ...
L’uomo è Don Lorenzo Milani, vice parroco scomodo di San Donato di Calenzano, dove fin dal 1947 aveva istituito la sua “Scuola Popolare” e che, proprio per questo, nel 1954 venne mandato in esilio a Barbiana, che non era nemmeno un villaggio, ma solo una chiesa su un cucuzzolo - senza luce elettrica, né acqua, né una strada per arrivarci - e poche case sparse tra boschi e campi, con 39 anime di cui prendersi cura. Qui Don Milani continuò la sua opera fondando un’altra scuola, aperta per 365 giorni all’anno e per 12 ore al giorno: la Scuola di Barbiana.
“<<La mia è una parrocchia di montagna, quando ci arrivai c’era solo una scuola elementare, cinque classi in un’aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare, timidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa. Così da 11 anni in qua la più gran parte del mio ministero consiste in una scuola. Quelli che stanno in città usano meravigliarsi del suo orario, 12 ore al giorno, 365 giorni l’anno. Prima che arrivassi io i ragazzi facevano lo stesso orario, e in più tanta fatica, per procurare lana e cacio per quelli che stanno in città. Nessuno aveva da ridire. Ora che quell’orario glielo faccio fare a scuola, dicono che li sacrifico.>> ... Scuola dunque austera e severa, e senza secondi fini, cioè scuola laica, anche se il maestro è un prete, senza discorsi particolarmente pii o edificanti, perché, quando ci si affanna a cercare apposta l’occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare; una scuola classista, volta non tanto a colmare l’abisso di ignoranza, quanto l’abisso di differenza che separa i poveri dai ricchi ... una scuola di formazione e di elevazione civile che ristabilisca oneste gerarchie di valori; una scuola infine all’opposto delle troppe scuole ridotte ad essere ospedali che curano i sani e respingono i malati, buone soltanto di prendere atto delle differenze di cultura e di lingua con cui partono i loro allievi e, anzi, di radicarle e di rafforzarle, invece di ridurle fino ad annullarle. Ma come si fa a fare una scuola così? <<Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perchè io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda. Non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna FARE per fare scuola, ma solo di come bisogna ESSERE per poter fare scuola. Bisogna avere le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici, non bisogna essere interclassisti, ma schierati; bisogna ardere dell’ansia di elevare il povero a un livello superiore, non dico a un livello pari a quello dell’attuale classe dirigente, ma superiore, più da uomo, più spirituale, più cristiano, più tutto.>> ”
Don Milani rappresentò ben presto un esempio per molti, docenti e studenti, che si recavano Barbiana, quasi in pellegrinaggio, per carpire il suo segreto.
Egli continuò a fare scuola coi suoi ragazzi fino al suo ultimo giorno di vita, il 26 giugno del 1967.
Le mie ragazze e i miei ragazzi che riusciranno a regalarsi un’ora e mezza della loro vita per guardare questo documento, vi riconosceranno le mie fisse sull’uso della lingua, sull’importanza della parola e di come sia questa a renderci effettivamente cittadini, liberi e sovrani ...
http://www.youtube.com/watch?v=nnLY8bJpZcc
ciao
franx
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