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Invalsi, Gelmini, Ichino e bucce di banana

news.pngGentile prof. Pascuzzi

Grazie per i suoi commenti interessanti, anche se critici, al mio articolo sul Sole24ore del 25 giugno 2011. Non so dove il suo articolo di risposta sia uscito, ma la prego di voler affiancare al suo articolo la mia risposta che riporto qui sotto.


*************************************
Qualunque scienziato  sa che ogni "strumento di misura"  non è identico a se stesso in istanti diversi: anche il termometro. Il problema è disporre di strumenti che minimizzino gli errori e le distorsioni sistematiche dovute al tempo e allo spazio, e mettano in piena luce le grandezze che invece ci interessano. E per valutare la bontà di questi strumenti, l'unico metro rilevante sono le alternative disponibili.

Vincenzo Pascuzzi dice che i test Invalsi sono "non tarati e non riproducibili" e, a differenza del termometro, non sono vincolati da criteri precisi per la loro costruzione  e taratura. Queste affermazioni non corrispondono al vero: esiste una lettereratura scientifica internazionale sconfinata su come costruire questi test e l'Invalsi li produce anche sulla base di un'esperienza pluriennale di altri paesi, volta proprio ad assicurare la taratura che consente la confrontabilità nel tempo e nello spazio. Non è facile ma è esattamente quello che l'Invalsi sta cercando di fare. Tanto è vero che in prospettiva i test verranno utilizzati per calcolare il valore aggiunto negli apprendimenti (ossia la differenza tra i risultati in test successivi nel tempo)  e non solo per confrontare i livelli in uno stesso anno. Pascuzzi, inoltre evita di ammettere (come mai?) che almeno all'interno di uno stesso anno i test invalsi consentono una comparazione tra studenti diversi, che i voti tradizionali impediscono.

Ovviamente, come nel caso del termometro, rimangono distorsioni in funzione del tempo e del luogo in cui la misurazione avviene. Ma la scienza statistica ha disegnato modi proprio per epurare i dati da queste distorsioni. Pensiamo ad esempio a come valutare la capacità della scuola Italiana di integrare gli stranieri, problema a cui facevo riferimento nel mio articolo sul Sole24ore (e su cui Pascuzzi trascura di commentare). Supponiamo che i test di prima e terza media abbiano ciascuno il suo elemento di distorsione. Sotto l'ipotesi che la distorsione sia identica in ciascun anno tra nativi e immigrati, ipotesi standard in questo tipo di studi statistici, l'effetto della distorsione si cancella nella differenza tra le performance dei due gruppi . E quindi possiamo usare questa differenza per valutare se l'integrazione è migliorata o peggiorata tra prima e terza media. Chiedo a Vincenzo Pascuzzi di spiegarmi come potrebbe ottenere un'informazione ugualmente attendibile usando i voti e le valutazioni fatte dai singoli insegnanti sulla base di prove diverse e valutate con metri diversi.

Quindi la critica di Pascuzzi, riguardante la prima buccia di banana, non tiene. I test invalsi non sono la perfezione, ma sono certamente studiati da persone competenti e scientificamente aggiornate ai migliori standard internazionali. Lo strumento di misura che ci offrono, per quanto imperfetto, è meglio delle alternative disponibili.

Ma anche la critica riguardante la seconda buccia non tiene. Sarei più che felice di essere smentito da Vincenzo Pascuzzi, ma io in internet non ho trovato un metodo alternativo ugualmente convincente. Se me lo vuole indicare gli saro' grato. E questo non perche' debba essere lui a risolvere il problema mio o del Miur. Gli usi possibili dei risultati dei test sono molteplici, ma tutti di interesse generale e comune: sono una infrastruttura di cui il Paese ha bisogno, che poi puo' essere usata in modo diverso cosi' come un autostrada ha due sensi di marcia. Opporsi alla costruzione di un autostrada solo perche' qualcuno la puo' usare in direzione opposta a quella in cui dobbiamo andare noi è miope!

Ad esempio il problema della integrazione degli stranieri e' un problema di tutti, così come quello della valutazione degli studenti per l'ammissione all'università o la valutazione delle scuole e degli insegnanti. E se gli insegnanti si oppongono ai test invalsi perche' potrebbero anche essere usati per la valutazione delle scuole, e quindi per questo invitano gli studenti a copiare ... beh allora c'e' davvero da chiedersi se sia il caso di affidare loro i nostri figli.

Da ultimo fa tristezza l'uso di tutta questa storia in chiave Anti Gelmini. Fa tristezza perchè in questo paese non è possibile fare una discussione  di natura tecnica senza che immediatamente diventi una questione politica su cu discutere con i paraocchi dell'ideologia.
L'Invalsi esiste da ben prima della Gelmini e ha ricevuto grande impulso proprio dal Ministro Fioroni se non vado errato. Test standardizzati di questo tipo esistono in moltissimi paesi avanzati e non, e vengono spesso usati anche e proprio per valutare i risultati delle riforme governative. Come dicevo nel mio articolo, Pascuzzi potrebbe usarli appunto per dimostrare quanto male ha fatto la Gelmini alla scuola italiana (se male ha fatto).

Quello che e' certo, se mai, e' che la Gelmini e il MIUR fino ad ora hanno fatto ben poco per l'Invalsi, lasciandolo con pochissimi fondi e risorse. Se l'Ínvalsi ne avesse ricevuti di piu', probabilmente anche i problemi tecnici che si sono verificati quest'anno avrebbero potuto essere evitati.

Andrea Ichino
26 giugno 2011
andrea.ichino@unibo.it


Gelmini, l’Invalsi e le bucce di banana

di Vincenzo Pascuzzi

Gelmini ha cercato di fare buon viso a cattiva sorte di fronte alla Caporetto (1) o Waterloo (2) dei suoi test Invalsi di terza media (20 giugno scorso), prima negando la realtà (3) e poi promettendo test anche alla maturità a partire dal 2012 (4).

In soccorso delle tesi della ministra e dell’Invalsi, interviene oggi il prof. Andrea Ichino con un articolo su Il Sole 24 Ore (5). I toni semplici e pacati dei suoi ragionamenti nascondono però almeno un paio di bucce di banana (o bachi) necessari per far scivolare e ingannare il lettore e portarlo ad accettare le conclusioni dell’autore.

La prima grossa, macroscopica buccia di banana è costituita dal paragonare i test Invalsi al termometro e il loro uso alla misura della febbre di un figlio da parte di un genitore. Il paragone è semplice, suggestivo e comprensibile ma limitato, imperfetto, fuorviante e ingannevole. Vediamo alcuni perché.

Intanto i test Invalsi sono sempre diversi, vengono confezionati di volta in volta (non si sa da chi, come, con quali criteri) e non c’è nessuna prova che test diversi diano risultati uguali o equivalenti. Sono test non tarati, non riproducibili, mono-uso in un certo senso. Il termometro è cosa del tutto diversa! Esistono infatti criteri precisi per la sua costruzione e per tarare la scala termometrica.

Ancora, non si può individuare, materia per materia, una grandezza unica che possa essere paragonata alla temperatura. Non esiste perciò nemmeno una soglia, statisticamente individuata, oltre la quale si possa parlare di “febbre” o ipotermia didattica o dell’apprendimento. E’ (o sembra) tutto arbitrario, pragmatico, empirico. Lo stesso A. Ichino infatti osserva: “i test Invalsi non possono misurare le infinite dimensioni e sfumature di quello che un insegnante può offrire ai suoi alunni”. E allora quale dimensione o sfumatura viene scelta?

Il termometro clinico ha delle semplici modalità d’uso in relazione al tempo di contatto con l’epidermide e all’interpretazione della temperatura se interna o esterna. Il paziente o l’ipotetico malato non ha nessun interesse ad alterare la misura della propria temperatura, né potrebbe copiarla da altri! Anche l’interesse del medico e del farmacista è neutro rispetto alla temperatura misurata.

C’è poi tutta l’operazione Invalsi che risulta pasticciata o non comunicata a sufficienza. Intanto l’Invalsi è al guinzaglio del Miur per quanto riguarda direttive e finanziamenti. La prima conseguenza è che l’operato del Miur stesso (dal ministro fino ai dirigenti territoriali e forse anche ai presidi) è al di fuori, immune da qualsiasi ipotesi di valutazione Invalsi. Vengono misurati gli “altri”. Ai quali “altri” si scaricano perciò le colpe e le responsabilità di tutto ciò che non funziona.

Non si capisce perché le prove Invalsi (per di più con gli errori visti) si debbano intrufolare e contribuire in modo trasversale alla valutazione finale di terza media. Le prove dovrebbero essere esterne, valutate a parte, svolte non in coincidenza temporale con gli esami e magari facoltative. Quest’anno non si è capito se le prove riguardavano solo gli alunni, o anche e di soppiatto i prof e le scuole. Nel dubbio, sembra che in alcune scuole si sia massicciamente copiato (6).

E poi va chiarito bene a che servono i risultati Invalsi. Scrive il nostro articolista: “eventuali interventi terapeutici potrebbero essere necessari”. Certo in via ipotetica non si può escludere nulla, però veniamo da un triennio di tagli reali (8,5 mld), di affollamento delle classi oltre i limiti di sicurezza, di 150.000 licenziamenti, di 65.000 precari storici (supplenti veterani) menati ancora per il naso. E siamo arrivati a ridurre dell’86% i già scarsissimi fondi per i corsi di recupero (7).

La seconda buccia di banana è nascosta e subdola e consiste in una trappola o trucco dialettico. A. Ichino fa riferimento a “ tutti coloro che sono pronti a criticare, ma mai fanno lo sforzo di offrire soluzioni al problema” e aggiunge: “Se i critici conoscono un metodo migliore e non più costoso ce la facciano sapere.”

In sostanza invece di replicare alle critiche (sono moltissime, basta cercarle in internet) , si sfidano coloro che le formulano a risolvere loro il problema! La proposta è paradossale, i critici infatti non avrebbero alcuna possibilità pratica di attuare i loro metodi che verrebbero sicuramente scartati a priori e verbalmente.

Implicitamente il professore di Bologna ammette che le prove Invalsi non sono una soluzione. Peraltro, se si volesse davvero portare avanti il confronto, in rete si troverebbero certamente interlocutori numerosi, seri e validi. Bisognerebbe però partire da un progetto ministeriale completo ed esaustivo (che al momento non risulta), conoscere i fondi disponibili (sia per la parte diagnostica che per quella terapeutica). Insomma fare sul serio. Intanto Miur & C. potrebbero cominciare a valutare e ribattere alle critiche già formulate.

Roma, 25 giugno 2011


-------

(1) Invalsi, un'altra Caporetto della Gelmini
http://beta.partitodemocratico.it/doc/211665/invalsi-unaltra-caporetto-della-gelmini.htm
(2) Test Invalsi per la scuola media: un'altra Waterloo del ministro Gelmini
http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&id=41562
(3) Polemica sul test Invalsi di terza media. Il ministero: nessun errore, prova valida
http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_22/test-invalsi-errore-griglie-correzione_5b3f3aaa-9ccf-11e0-ad47-baea6e4ae360.shtml
(4) Maturità : Gelmini, da 2012 test
http://www.la-cronaca.it/news/417868
(5) La scuola all'esame dei risultati
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-06-25/scuola-esame-risultati-081433.shtml?uuid=Aax5gtiD
(6) Gelmini, l'Invalsi e i santi professori
http://www.repubblica.it/scuola/2011/06/22/news/l_opinione_invalsi-18073284/
(7) Recupero debiti formativi, ma con quali fondi?
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=32422&action=view

 

 



Andrea Ichino, Dipartimento di Scienze Economiche, Universita' di Bologna
Piazza Scaravilli 2, 40126 Bologna, Italy.
+39 051 2098878 ; +39 349 5965919; +39 055 540163
andrea.ichino@unibo.it
http://www2.dse.unibo.it/ichino/
Pubblicato Venerdi 08 Luglio 2011 - 17:03 (letto 3018 volte)
Comment Commenti (12) Print Stampa

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